Settori che promettono molto, ma ancora pieni di incognite e fonti di profitto sottratti a qualsiasi controllo. Un allarme lanciato dal congresso del Consiglio dei diritti genetici di cui escono ora gli atti in un volume

Genetica e biotecnologie, la frontiera dell'invisibile

Mario Capanna Presidente del Consiglio dei diritti genetici

Liberazione 30 luglio 2005

Test genetici per sapere quando ci ammaleremo e piante vaccino per farci guarire. E poi vetri che si puliscono da soli, abiti che non si macchiano mai, schermi contro i raggi del sole per non farci invecchiare: sono gli ultimi ritrovati di una scienza messa al servizio dei bisogni primari della società del XXI secolo, e tutto senza darlo a vedere.

E' proprio sull'invisibile, infatti, che si gioca l'ultima partita della scienza contemporanea, quella sulla biomedicina, sugli ogm di seconda generazione, sulle nanobiotecnologie, frontiere aperte su un orizzonte carico di promesse ma anche di molte incognite.

A raccontarlo è stato il I° congresso internazionale organizzato dal Consiglio dei diritti genetici (www.consigliodirittigenetici.org) i cui atti raccolti in volume escono in questi giorni per Baldini Castoldi Dalai, col titolo La frontiera dell'invisibile. Nutraceutical, nanobiotecnologie, test genetici.

I nutraceutical sono i cosiddetti ogm "di seconda generazione", piante geneticamente modificate per fornire più sostanze nutritive o addirittura farmaci. Ma come per gli ogm "di prima generazione", più noti al grande pubblico, l'informazione è poca e molte questioni sono ancora aperte, da quella normativa a quella della sicurezza alimentare, e le incognite restano più grandi delle promesse.

Stesso discorso per le nanobiotecnologie, tecniche di manipolazione della materia a livello atomico e molecolare con le quali è possibile far interagire materia inorganica e biologica, costruendo microstrutture formate dall'assemblaggio tra materia inerte e materia vivente (ad esempio virus, batteri, dna).

Alcuni prodotti sono già sul mercato, dai tessuti antimacchia ai rossetti superbrillanti, ma la ricerca promette meraviglie in ogni campo, dall'informatica alla medicina: minuscoli computer con enormi capacità di memoria, microstrutture per pulire le arterie, farmaci trasportati direttamente nei punti dell'organismo che ne hanno bisogno. Forse anche micro-robot "intelligenti" capaci di auto-assemblarsi e auto-replicarsi. Insomma, come affermava già nel 1995 lo stesso Eric Drexler, inventore del termine "nanobiotecnologie", e loro convinto sostenitore, «Ci stiamo preparando a cambiare così tante cose che il rischio che la nostra società non sarà in grado di gestirle in maniera corretta è molto ampio». E adesso che, a dieci anni di distanza, le cose stanno cambiando davvero senza che nessuno, o quasi, ne parli, mancano ancora piani di monitoraggio e gestione dei rischi per l'ambiente e la salute, non si conosce il comportamento delle nanoparticelle una volta immesse nell'ambiente e non è stato previsto un sistema di eliminazione dall'organismo, benché le sperimentazioni animali fin qui condotte abbiano dimostrato che le nanoparticelle che penetrano organismi viventi tendono ad accumularvisi, non essendo l'organismo in grado di distruggerle.

Infine, i test genetici, ultima frontiera della medicina. Anche in questo caso le promesse erano enormi, avallate da quel processo di "geneticizzazione" della medicina che negli anni Ottanta aveva fatto pensare di poter sconfiggere ogni malattia, tra cui quella che appare più terribile: la vecchiaia. Con gli anni ci si è resi conto che la presunta corrispondenza tra un gene, una proteina, un carattere, non è così esclusiva e lineare, e che i fattori che possono intervenire sono molteplici, non ultimo l'ambiente esterno e lo stile di vita.

Eppure i test genetici, l'analisi del dna per individuare alterazioni di vario genere correlate con patologie ereditabili, sono approdati massicciamente negli Stati Uniti e, da lì, in Europa, Italia in testa. Il genetista americano Paul R. Billings ha spiegato, ad esempio, che nell'ultimo anno negli Stati Uniti ne sono stati eseguiti circa 7 milioni, con profitti enormi, sia per chi possiede i brevetti, sia per chi commercializza i test. Ma spesso chi li vende non informa il cliente del carattere probabilistico del responso e questo può provocare situazioni laceranti, nonché ricadute enormi sulla vita privata e lavorativa, e conseguenze evidenti nella stipula delle assicurazioni.

La frontiera dell'invisibile resta dunque carica di incognite su più fronti. E' indispensabile applicare il principio di prudenza e precauzione: la scienza è davvero tale se lo pratica, se "vede prima" le conseguenze che determina e "pre-viene" quelle negative. Altrimenti è avventura.

"Libera" dai cittadini, la scienza (e la ricerca) cade preda del profitto. Dall'incontro con la società e il dibattito pubblico, la scienza può invece uscire "liberata", dagli interessi e dai condizionamenti economico-politici che le spezzano le ali, diventando una scienza che nel concetto di "limite" proposto dal principio di precauzione, veda kantianamente la definizione e la legittimazione - anziché la negazione - delle proprie possibilità di azione. Per il futuro umano.

 

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