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Grano o Grane
Un libro. Un progetto. Una reazione
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titolo:
Grano o Grane
autore: a cura di Luca Colombo, CDG
prefazione di Mario Capanna
editore: Manni
prezzo: 16 euro |
Cosa accadrebbe in Italia
se pane, pasta e pizza diventassero OGM? L’interrogativo,
nato dalla richiesta di Monsanto di immettere sul mercato
frumento transgenico, è stato posto dal Consiglio
dei Diritti Genetici (CDG) a imprese e organizzazioni
di categoria del sistema agroalimentare italiano e a istituti
pubblici di ricerca. Risultato: l’iniziativa Grano
o Grane avviata dal Consiglio dei Diritti Genetici,
promossa da Coldiretti, AssoCAP, CNA Alimentare, FLAI-CGIL,
COOP, in rappresentanza della filiera agroalimentare nazionale,
e sostenuta finanziariamente da molte aziende del settore
[1], ora narrata dall’omonimo libro, raccolta
di saggi monografici che per la prima volta affronta il
caso grano OGM nelle sue ricadute in campo economico,
nutrizionale, agricolo e culturale. E che dimostra come
tante, troppe, siano le questioni ancora aperte, come
compreso dalla stessa Monsanto che ha deciso di bloccare
la commercializzazione del suo grano biotech.
L’iniziativa Grano
o Grane è il frutto della collaborazione di
forze sociali, imprenditoriali e della ricerca pubblica:
un’associazione della società civile che
sollecita aziende e organizzazioni di rappresentanza del
sistema agroalimentare a mobilitare risorse e interesse,
affidando a istituti pubblici scientifici e accademici
il lavoro di approfondimento, accompagnandolo a un dialogo
transatlantico sull’opportunità di introdurre
in commercio una tecnologia controversa.
La richiesta avanzata dalla Monsanto
per il frumento Roundup Ready alla fine del 2002, ha infatti
segnato uno spartiacque decisivo nel campo dell’ingegneria
genetica interessando un alimento base della nostra identità
gastronomica e culturale a differenza delle odierne colture
transgeniche per lo più destinate al consumo animale
o comunque lontane dalla nostra tradizione alimentare.
Di grano sono fatti il pane, la pasta e la pizza che ogni
giorno compaiono sulle nostre tavole, più di due
etti di prodotto a testa. E di grano sono fatti i miti
e i riti su cui si fonda la nostra cultura e la nostra
identità storico-culturale, stereotipata o meno
che sia, in Italia e all’estero.
Il libro ricostruisce le tappe
della mobilitazione italiana e planetaria così
come le ragioni della fallita introduzione sul mercato
di frumento biotech e, attraverso una raccolta di saggi
monografici, affronta il caso grano OGM nelle sue ricadute
in campo economico, nutrizionale, agricolo e culturale.
Nel saggio dell’antropologa
Annamaria Rivera, docente della Facoltà di Lettere
e Filosofia dell’Università di Bari, si mostra
come il grano sia centrale nella costruzione dell’identità
culturale del Mediterraneo, in cui miti pagani e riti
cristiani si sono alternati nell’eleggere il frumento
a coltura simbolo del sacro. Volano di cultura materiale
e di rivendicazioni sociali, il frumento ha dimostrato
di essere buono da mangiare proprio perché buono
da pensare, per dirla con Lévi-Strauss, e oggi
la società non può più prescindere
dal chiedersi in che modo la manipolazione genetica di
un alimento come il grano possa incidere sulla sua stessa
capacità di produzione simbolica e culturale, e
se possa continuare ad essere buono da pensare.
Il viaggio del grano ha notoriamente
valicato tutti i confini geografici e gastronomici. Come
sottolineato nel saggio di Luca Colombo, curatore del
libro e membro della Direzione Tecnico-Scientifico del
Consiglio dei Diritti Genetici, oggi il frumento contende
al riso il suo primato agroalimentare nel mondo, assumendo
una dimensione planetaria e alterando i regimi dietetici
di quei paesi dove non si coltiva la pianta e non è
tradizione nutrirsene. La ricerca sul grano transgenico
è tuttora in larga parte appannaggio delle grandi
aziende biotecnologiche; solo pochi centri del sud del
mondo hanno avviato campi sperimentali, facendo i conti
con le difficoltà tecniche dell’ingegnerizzazione
del frumento e con i limiti rappresentati dagli sbarramenti
brevettali e dal costo di ricerca & sviluppo, che
per una varietà transgenica da portare sul mercato
si aggira intorno alle decine di milioni di dollari.
Quali potrebbero essere le conseguenze
dal punto di vista nutrizionale della manipolazione genetica
di un alimento così diffuso? A rispondere è
lo studio di Marina Carcea, ricercatrice dell’Istituto
Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, che
osserva: “Se consideriamo la situazione italiana
e analizziamo i dati di consumo effettivo degli alimenti
a base di, o che hanno come componente il grano, sia duro
che tenero, è ragionevole pensare che, vista l’alta
presenza di questi prodotti nella dieta degli italiani,
qualunque eventuale effetto tossico, acuto o cronico o
allergenico, che potrebbe essere dovuto alla presenza
di grano transgenico negli alimenti, debba essere tenuto
in seria considerazione.” Passando sul piano della
normativa, in Nord America l’iter autorizzativo
resta tuttora oggetto di numerose obiezioni da parte di
diversi studiosi, in quanto non si svolgono analisi indipendenti
sugli OGM da autorizzare e le Agenzie come la statunitense
Food and Drug Administration (FDA) - l’equivalente
del nostro ministero della Salute - si limitano ad acquisire
la valutazione delle ricerche condotte dalle stesse aziende
e a far leva sul principio della sostanziale equivalenza
fra coltura OGM e coltura convenzionale. È questo
il caso del frumento Roundup Ready, per il quale l’unica
autorizzazione al mondo ad oggi concessa è quella
della FDA che ha considerato completa la consultazione
sulla base di dati e informazioni fornite dalla stessa
Monsanto, cui viene demandata ogni responsabilità
nel garantire la sicurezza.
Oltre all’aspetto nutrizionale,
i dubbi sul grano OGM investono anche quello economico.
Secondo lo studio realizzato a firma di Simone Vieri e
Caterina Cucinotta, Presidente e funzionario dell’Istituto
Nazionale di Economia Agraria, la sua introduzione non
avrebbe alcuna ricaduta positiva sul sistema agroalimentare
italiano, riccamente articolato in piccole e medie imprese
fortemente radicate sul territorio, tanto che, si ricorda
nel testo, ben 7.000 degli 8.100 comuni italiani vedono
la presenza di almeno un’azienda di trasformazione
agroalimentare. Riguardo alla possibilità di coltivazione
di grano transgenico, considerata l’elevata domanda
di frumento da parte delle aziende di trasformazione che
l’agricoltura nazionale non è in grado di
soddisfare, tanto più dopo la recente applicazione
della Riforma della PAC, il frumento transgenico non sembra
capace di presentare nel breve-medio termine una soluzione
competitiva.
Il tema dell’introduzione
agricola di grano transgenico e della ricerca che la ispira,
è affrontato nel saggio di Oriana Porfiri e Riccardo
Bocci, agronomi ricercatori che hanno realizzato l’indagine
nel quadro di una collaborazione con la Facoltà
di Agraria dell’Università di Firenze. La
grossa estensione della coltivazione nazionale di frumento,
l’assenza di studi sul flusso genico verso la flora
spontanea, le incognite legate alla dispersione del transgene,
sono alla base delle preoccupazioni che si possa produrre
inquinamento genico. Restano aperte, inoltre, la questione
della proprietà intellettuale, in cui il brevetto
rappresenta un vincolo all’avanzamento scientifico
e tecnologico, e quella della “fascinazione”
per il biotech, che erode energie e capacità alla
ricerca sul breeding classico, che a detta degli esperti
del settore continua a rappresentare ancora oggi la via
più razionale da percorrere in tema di miglioramento
varietale, in una situazione in cui la ricerca pubblica
evidenzia limiti sia in termini di investimenti che sotto
il profilo degli orientamenti strategici.
“In questa impresa
l’Italia può svolgere una funzione di avanguardia
sia rispetto all’Europa, sia nel bacino mediterraneo
sia nel dialogo interoccidentale fra Europa e Nordamerica,
come in quello fra Europa e l’Est, il Medioriente
e l’Africa”scrive Mario Capanna, presidente
del CDG, nella Prefazione, che aggiunge: “chiunque
sottovaluti il legame inscindibile dei rapporti tra alimentazione
e cultura, fra l’una e l’altra e gli stili
di vita che ne risultano, commetterebbe un errore deleterio.
Cancellare l’identità millenaria che il grano
ha contribuito a costruire, ci renderebbe come alberi
dalle radici tagliate”.
Grano o Grane English Presentation
[1]
Agnesi, Albea 90, Andalini, Angolo della piada, Az surgelati,
Casalini FBF, Ciccarese GEBA, Copaim, Corsini, Deco, Dolmont,
Fontaneto, Galbusera, Gandola Biscotti, Grandi molini
italiani, Loaker, Maina, Paf, Progeo, Reggiana Gourmet,
Rummo, Surgital.
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